Sono le 9 di mattina. Giulia, 25 anni, è in videochiamata con un distributore di Singapore. Nel pomeriggio rivede una proposta commerciale per il mercato messicano. Venerdì sale su un aereo per Francoforte, dove partecipa a una fiera di settore per conto dell’azienda lombarda che la ha assunta 18 mesi fa. Tre anni prima aveva appena finito la maturità e non sapeva ancora bene cosa fare. Oggi gestisce i mercati esteri di una PMI del Made in Italy con 35 milioni di fatturato.

Giulia fa l’export manager, uno dei lavori del futuro accessibili senza laurea più richiesti dalle PMI italiane.

Se ti stai chiedendo cosa fa un export manager, quanto guadagna e soprattutto come diventare export manager senza necessariamente affrontare cinque o sei anni di università, sei nel posto giusto.

In questa guida troverai tutto quello che ti serve: le mansioni quotidiane, le competenze richieste, lo stipendio medio in Italia, la differenza tra temporary export manager e figura interna, i percorsi formativi che permettono di entrare in azienda davvero pronti.

Chi è l'export manager e che ruolo ricopre in azienda

L’export manager non è semplicemente un commerciale che vende all’estero: è il professionista che progetta, costruisce e governa l’intera strategia di internazionalizzazione di un’impresa. Una figura strategica che lavora sia in fase di pianificazione sia sul campo, coordinando team interni, partner esterni e relazioni con i mercati esteri.

Nelle offerte di lavoro lo troverai anche come responsabile dell’esportazione, manager per l’esportazione, specialista dell’internazionalizzazione o esperto di mercati esteri. Sono declinazioni dello stesso ruolo, a volte usate per indicare livelli di seniority o aree geografiche differenti.

Nel concreto, questa figura mappa il potenziale internazionale di prodotti e servizi, individua i mercati di sbocco, definisce per ciascuno la strategia di ingresso più adatta e razionalizza i costi delle operazioni estere. Non è un consulente: non si limita a dare suggerimenti, ma mette in atto azioni concrete perché l’export, in fondo, si fa direttamente sul campo.

Perché le aziende italiane non riescono a trovarlo

Un’indagine Confapi su 1.500 PMI italiane mostra che il 57,4% degli imprenditori sente l’esigenza di dotare il proprio team di figure manageriali altamente specializzate. Di questi, il 35% individua proprio nell’export manager la figura imprescindibile. Non un generico commerciale, non un consulente esterno: quella figura specifica, con quelle competenze specifiche.

Il Made in Italy è un asset gigantesco ancora sottosfruttato. I settori trainanti sono le 4A: abbigliamento, arredamento, automotive e agroalimentare. A questi si aggiungono cosmetica, farmaceutica, nautica e design. Tutti settori che hanno bisogno di professionisti capaci di portare il prodotto italiano in mercati ad alta crescita come India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Messico, Brasile, Thailandia e Vietnam, senza trascurare i partner storici come Germania, Francia e USA.

Le PMI italiane che esportano sono oltre 200.000. Gli export manager formati ogni anno sono una frazione di quelli necessari. Il gap è reale e crea un’opportunità concreta per chi entra adesso. Vale la pena esplorare anche quali sono i lavori che ti fanno viaggiare per avere un quadro più ampio delle professioni con vocazione internazionale.

Cosa fa un export manager: mansioni e responsabilità quotidiane

Arriviamo al cuore della questione: cosa fa un export manager nella pratica di tutti i giorni? La risposta breve è: tantissime cose diverse. Il lavoro si articola in fasi che si ripetono ciclicamente, e che richiedono di passare continuamente dalla strategia all’operatività.

Le 5 fasi del lavoro
  • Analisi del contesto internazionale: per ogni Paese individuato si studiano mercati, concorrenza, dinamiche geopolitiche, quadro normativo e contesto sociale. È la fase in cui si raccolgono dati e si interpretano i trend per capire dove conviene puntare.
  • Studi di fattibilità: si stimano costi e ritorni attesi, si calcolano gli investimenti necessari, si decide se proseguire o no. Qui entrano in gioco le competenze analitiche e la capacità di leggere numeri complessi.
  • Definizione delle strategie di internazionalizzazione: per ciascun mercato selezionato si definiscono strategie commerciali, di marketing e di comunicazione, adattando l’approccio al contesto specifico del Paese. Si parla di segmentazione, posizionamento, scelta dei canali e costruzione di una pipeline commerciale.
  • Attuazione operativa: si gestiscono trattative, si negozia con clienti e distributori, si coordinano logistica e pratiche doganali, si segue tutta la documentazione necessaria all’esportazione.
  • Monitoraggio dei risultati: si misurano le performance di vendita, si confrontano i risultati con gli obiettivi, si individuano margini di miglioramento e si applicano azioni correttive.
Le attività operative concrete
  • Mappare il potenziale internazionale di prodotti e servizi dell’azienda
  • Individuare nuovi clienti, distributori e agenti commerciali esteri
  • Sviluppare e mantenere relazioni con partner internazionali e buyer
  • Gestire la logistica internazionale, le pratiche doganali, il trasporto e tutta la documentazione export
  • Applicare correttamente gli INCOTERMS 2020 (le regole standardizzate dalla Camera di Commercio Internazionale che definiscono le responsabilità di compratore e venditore)
  • Supervisionare il team di vendita internazionale e coordinarsi con marketing, produzione e legale
  • Partecipare a fiere internazionali: dal Salone del Mobile all’Anuga di Colonia, dal Gitex di Dubai all’Expo Food di Tokyo
  • Gestire canali di Digital Export: marketplace B2B, e-commerce internazionale, piattaforme di lead generation digitale

 

Una nota pratica: gli INCOTERMS non sono una formalità da imparare a memoria. Sapere quando usare un FOB invece di un CIF può fare la differenza tra un contratto ben scritto e una contestazione che costa migliaia di euro. È il tipo di competenza che si impara solo con formazione specifica, e che ti distingue subito da chi è entrato nel ruolo senza prepararsi.

Le competenze e le skill di un export manager

Per eccellere nel ruolo servono competenze trasversali ben precise. Non basta sapere l’inglese e essere bravi a vendere: l’export manager deve combinare conoscenza tecnica del commercio internazionale, capacità analitiche, soft skill di leadership e una sensibilità culturale che si sviluppa solo con esperienza e formazione mirata.

Le hard skill indispensabili
  • Conoscenza del commercio internazionale: normative, pratiche e procedure doganali relative all’esportazione. Senza questa, ogni decisione strategica rischia di scontrarsi con la realtà operativa
  • Marketing internazionale e analisi dei mercati: saper leggere dati di mercato, studiare la concorrenza, individuare buyer personas in contesti culturalmente diversi
  • Diritto commerciale internazionale: base di contrattualistica, INCOTERMS 2020, accordi commerciali tra UE e Paesi terzi
  • Padronanza degli strumenti digitali: CRM (HubSpot e Salesforce), piattaforme B2B, marketplace internazionali, strumenti di analisi dati
  • Lingue straniere: l’inglese è essenziale. A questo va affiancata almeno un’altra lingua spendibile nei mercati target. Tedesco, spagnolo, francese, cinese e arabo sono tra le più richieste
Le soft skill che fanno la differenza
  • Negoziazione: ottenere condizioni economiche soddisfacenti senza compromettere la relazione è un’arte vera e propria
  • Sensibilità culturale: rispettare cultura, tradizioni e abitudini del Paese con cui ci si interfaccia è fondamentale. Un export manager che lavora con clienti giapponesi sa che il ‘no’ non si dice mai esplicitamente; con un cliente americano la trattativa parte subito dal prezzo
  • Problem solving in contesti multiculturali: un container bloccato, una normativa che cambia, un cliente che ritarda i pagamenti. Saperli gestire con calma e metodo è la differenza tra uno specialista e un dilettante
  • Resilienza e adattabilità: i mercati esteri cambiano, le trattative saltano, i piani vengono rivisti. Chi regge l’incertezza è già avanti
Le competenze trasversali del 2026: Digital Export e sostenibilità

Nel 2026 ci sono due aree in crescita rapida. La prima è il Digital Export: non si tratta solo di vendere su Amazon Business o Alibaba, ma di costruire intere filiere di lead generation, contenuti localizzati e relazioni B2B digitali. Le imprese che esportano oggi hanno bisogno di export manager che capiscano SEO internazionale, campagne pubblicitarie multi-Paese e analisi dei dati di traffico per individuare nuove opportunità.

La seconda è la sostenibilità e gli ESG. I mercati internazionali, soprattutto europei e nordamericani, chiedono sempre più garanzie su tracciabilità, impatto ambientale e responsabilità sociale dei prodotti. Un export manager preparato sa integrare questi temi nella propria narrazione commerciale, trasformandoli da vincolo in vantaggio competitivo.

La progressione nel tempo

Le competenze di un export manager si costruiscono per livelli. Entri con le basi tecniche e la conoscenza delle lingue. Dopo 6-12 mesi in azienda hai già gestito i tuoi primi contratti. Dopo 3 anni puoi essere autonomo su una o due aree geografiche. Dopo 5 anni puoi coordinare un team e impostare la strategia di internazionalizzazione dell’azienda.

Temporary Export Manager: cos'è e come funziona

L’export manager non lavora sempre alle dipendenze di un’unica azienda. Esiste una figura sempre più diffusa nel tessuto delle PMI italiane: il Temporary Export Manager (TEM), un professionista che lavora su più aziende contemporaneamente, affiancandole nella costruzione e gestione delle strategie di internazionalizzazione per un periodo definito.

In cosa si distingue dall’export manager dipendente

L’export manager dipendente è inserito stabilmente nell’organico aziendale, gestisce i mercati esteri in modo continuativo e cresce insieme all’azienda. Il TEM interviene per un periodo definito (da 6 mesi a 2-3 anni) per avviare un processo di internazionalizzazione, aprire nuovi mercati o risolvere problemi specifici. È un modello particolarmente adatto alle PMI italiane che non hanno ancora le dimensioni per assumere un export manager a tempo pieno ma hanno prodotti con potenziale internazionale.

I fondi MAECI e SIMEST per i TEM nelle PMI

Le aziende italiane che vogliono avvalersi di un Temporary Export Manager possono accedere a contributi e finanziamenti agevolati tramite SIMEST (la finanziaria del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale). Il fondo prevede la copertura parziale dei costi del TEM per le PMI che vogliono sviluppare nuovi mercati esteri. Questo significa che la domanda di TEM qualificati è strutturalmente supportata da risorse pubbliche, il che lo rende un mercato stabile con prospettive di lungo periodo.

È una strada percorribile per un junior?

Il ruolo di TEM richiede un track record consolidato: 8-10 anni di esperienza come export manager dipendente, una rete di contatti internazionali e la capacità di lavorare in autonomia su più clienti contemporaneamente. Non è una porta d’ingresso, ma una possibile traiettoria di carriera per chi ha costruito esperienza solida nel ruolo.

Quanto guadagna un export manager: stipendio medio e fasce retributive

Veniamo al punto che probabilmente ti interessa di più: l’export manager stipendio. Spoiler: si guadagna mediamente bene, con un range che dipende da esperienza, dimensione dell’azienda, settore e mercati gestiti. Ecco i dati nel dettaglio, basati su rilevazioni aggiornate al 2026 (Glassdoor, indagini di settore, report di recruiting specializzato).

 

Fascia RAL annua lorda Esperienza tipica
Junior € 25.000 – 35.000 0–2 anni
Mid level € 40.000 – 55.000 3–5 anni
Senior € 60.000 – 80.000+ 5+ anni

 

A questi valori si aggiungono spesso componenti variabili: bonus annuali, MBO (Management by Objectives), provvigioni sui contratti chiusi, benefit come auto aziendale, telefono e rimborsi viaggio. In alcune aziende il variabile rappresenta il 20-30% della retribuzione totale.

I fattori che fanno salire lo stipendio più velocemente
  • Dimensione dell’azienda: una multinazionale paga di più di una PMI familiare, anche se i ruoli sono nominalmente uguali
  • Settore: lusso, automotive premium, farmaceutico e tecnologie avanzate offrono stipendi mediamente superiori
  • Mercati di riferimento: gestire USA, Cina o Medio Oriente è generalmente più remunerativo rispetto a mercati europei più vicini
  • Lingue aggiuntive: ogni lingua è un asset concreto. Conoscere cinese, arabo o russo può alzare lo stipendio in modo significativo
  • Competenze digitali: un export manager che padroneggia il Digital Export è più raro e più pagato
Confronto con figure simili

Per avere un quadro completo vale la pena confrontare l’export manager con altri ruoli affini nelle prospettive di carriera nel settore commerciale. Un Sales Manager domestico guadagna mediamente leggermente meno, perché non ha la complessità della dimensione internazionale. Un International Business Specialist o Trade & Logistics Coordinator in fase iniziale si collocano tra i 28.000 e i 40.000 €. Un Key Account Manager internazionale senior può invece avvicinarsi ai valori dell’export manager senior.

Come diventare export manager: percorsi formativi a confronto

Eccoci al punto cruciale: come diventare export manager. Esistono diverse strade, e non è detto che la più lunga sia la migliore. Te le racconto tutte e tre onestamente: tempi, costi, pro e contro reali. Poi ti dico qual è quella che, se avessi 20 anni oggi, sceglierei senza esitare.

I requisiti di base
  • Formazione economica o linguistica, idealmente entrambe combinate
  • Inglese fluente e almeno un’altra lingua straniera
  • Competenze digitali: CRM, marketplace e piattaforme di analisi
  • Mentalità internazionale: curiosità culturale, disponibilità ai viaggi, apertura al confronto
Strada 1: laurea triennale + magistrale (5 anni)

Economia, Lingue, Relazioni Internazionali o Marketing: triennale più magistrale specialistica in Commercio Internazionale o International Business.

  • Pro: riconoscimento accademico solido, base teorica robusta
  • Contro: 5 anni senza entrare in azienda, costi tra € 6.000 e € 20.000 totali, e alla fine quasi nessuno ha toccato un contratto export vero
Strada 2: laurea + master di specializzazione (6+ anni)

Una variante più professionalizzante: laurea seguita da un master in Export Management o International Business. Specializzazione verticale e network, ma la tempistica supera facilmente i 6 anni con costi tra € 11.000 e € 35.000. Approfondisci cosa sono i corsi ITS post diploma come alternativa concreta.

Strada 3: percorso ITS Academy biennale (quella che sceglierei)

Gli Istituti Tecnici Superiori sono l’unico canale formativo terziario alternativo all’università in Italia. Nati sul modello duale tedesco, lo stesso che ha reso la Germania la prima potenza esportatrice europea, integrano formazione tecnica avanzata e pratica diretta in azienda.

  • Durata: 2 anni (non 5, non 6: due)
  • Costo totale: € 2.000 (€ 1.000 all’anno, finanziato da NextGenerationEU e Regione Lombardia)
  • Stage in azienda: 880 ore, quasi il 45% del percorso si svolge in contesti produttivi reali
  • Diploma di Tecnico Superiore ITS: 5° Livello EQF, riconosciuto in tutta l’UE e valido per i concorsi pubblici in Italia
  • 80% degli studenti trova lavoro nel settore entro un anno dal diploma

 

Perché questa è la scelta che farei:

Non perché l’università non valga. Ma perché per diventare export manager quello che conta non è il titolo: è saper fare il lavoro. Il percorso ITS ti mette in azienda, con un tutor e su progetti reali, mentre sei ancora in formazione. Quando esci hai già 880 ore di pratica, una rete di contatti, e spesso un’offerta di lavoro dalla stessa azienda dove hai fatto lo stage. Lo stesso risultato occupazionale, 3-4 anni prima, a un decimo del costo.

 

Percorso Durata Costo totale Stage
Laurea triennale + magistrale 5 anni € 6.000–20.000 Variabile
Laurea + Master 6+ anni € 11.000–35.000 Spesso incluso
ITS Academy biennale 2 anni € 2.000 880 ore garantite

Il corso Export Manager di ITS LGA: quello che trovi qui e non trovi altrove

Ogni ITS è diverso. Il corso Export Manager di ITS LGA è sviluppato in partnership con Confindustria Alto Milanese e con un ecosistema di aziende partner che include NTT Data, Fondazione UCIMU, ETJCA, PROMOS, ADR e molte altre. Finanziato nell’ambito del PNRR – NextGenerationEU e da Regione Lombardia.

La Fondazione ITS Academy Leading Generation è una delle scuole di alta specializzazione tecnica autorizzate da Regione Lombardia nell’area ‘Nuove Tecnologie per il Made in Italy’. Più del 70% dei docenti sono professionisti del commercio internazionale in attività: non formatori accademici, ma persone che quel lavoro lo fanno ogni giorno. Per un confronto con figure professionali affini, vale la pena leggere anche cosa fa un Sales Manager e come si costruisce una carriera nelle vendite internazionali.

Il programma completo (2.000 ore totali)
  • 784 ore Tech & Lab: formazione tecnica verticale sulla professione
  • 336 ore trasversali: lingue, soft skill, AI e Big Data, Microsoft Office 365
  • 880 ore di stage in azienda: quasi la metà del percorso, in contesti produttivi reali

 

Primo anno, i moduli principali:
  • Business English per l’Export (40h) + Seconda Lingua Tedesco (60h)
  • Dogane, INCOTERMS e Compliance (56h)
  • Logistica Internazionale (56h)
  • Gestione Clienti Esteri (56h)
  • Negoziazione Internazionale (56h)
  • Strategie di Export (56h)
  • Digital Marketing Export e CRM (40h)
  • Gestione E-commerce (40h)
  • AI e Big Data (40h)
  • Export sostenibile ed economia circolare (16h)
  • Project Work intermedio (36h)

 

Secondo anno, approfondimento e stage:
  • Negoziazione Avanzata (40h)
  • Reportistica e Controllo di Gestione Export (40h)
  • Project Work finale (40h)

880 ore di stage: il cuore del secondo anno

Le certificazioni professionali da affiancare al percorso formativo

Indipendentemente dalla strada scelta, ci sono certificazioni che possono dare un boost significativo al curriculum e al posizionamento sul mercato del lavoro.

Certificazioni di settore
  • Certified Export Specialist (CES): certificazione di settore riconosciuta a livello internazionale, attestante competenze operative nel commercio estero
Certificazioni linguistiche
  • Cambridge CAE/CPE: per l’inglese professionale e accademico
  • DELE: certificazione ufficiale della lingua spagnola
  • DELF/DALF: per il francese, dalla competenza intermedia a quella avanzata
  • Goethe-Zertifikat: il riferimento per la certificazione del tedesco
  • HSK: l’esame standard per la lingua cinese, sempre più strategico sui mercati asiatici
Certificazioni digitali
  • Google Analytics: fondamentale per chi lavora su Digital Export e analisi dei mercati online
  • HubSpot Academy: certificazioni CRM, Inbound Marketing e Sales, tra gli strumenti più usati nell’export
  • Salesforce: certificazioni per la gestione avanzata delle pipeline commerciali internazionali

Sbocchi professionali e settori che assumono export manager

Una volta completato il percorso formativo, le porte che puoi aprire sono molte più di quanto immagini. La professione non è un binario unico, ma una famiglia di ruoli con sfumature diverse.

I principali ruoli nell’area export
  • Export Manager: responsabilità sull’intera strategia di internazionalizzazione
  • Trade & Logistics Coordinator: figura più operativa, focalizzata su logistica internazionale, dogane e gestione documentale
  • International Business Specialist: profilo analitico-strategico, spesso impiegato in fase di sviluppo nuovi mercati
  • Export Area Manager: variante geografica, focalizzata su aree specifiche (es. Export Manager APAC, Export Manager Middle East)
  • Digital Export Specialist: variante emergente, focalizzata su canali digitali ed e-commerce internazionale
I settori che assumono di più
  • Agroalimentare: vino, pasta, olio, formaggi. L’Italia è il secondo esportatore alimentare in Europa
  • Meccanica e automazione: macchinari, componentistica, sistemi industriali. Alta richiesta di export manager con background tecnico
  • Moda e design: abbigliamento, accessori, arredo. Mercati chiave: USA, Giappone, Emirati, Cina
  • Farmaceutica: settore con forte proiezione internazionale e crescente domanda di profili export specializzati
  • Cosmetica e beauty: uno dei comparti del Made in Italy con la crescita export più rapida negli ultimi 5 anni
Le regioni con più richiesta

Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono le tre regioni italiane con la maggiore concentrazione di PMI esportatrici e, di conseguenza, con la domanda più alta di export manager. Chi si forma in Lombardia ha un vantaggio di prossimità rispetto al tessuto produttivo più attivo d’Italia.

 

Anni di esperienza Ruolo tipico Responsabilità
0–2 Junior Export Specialist Supporto operativo, documentazione, gestione ordini
3–5 Export Manager / Area Manager Autonomia su 1–2 aree geografiche, gestione clienti
5–10 Senior Export Manager Strategia multi-mercato, coordinamento team
10+ Export Director / TEM Direzione strategica o consulenza su più aziende

Come iniziare: i primi passi per chi parte da zero

Hai deciso che questa strada ti interessa. La domanda pratica è: da dove si parte?

1. Costruisci le competenze linguistiche prima di tutto

L’inglese professionale non è negoziabile. Serve il Business English, quello dei contratti e delle trattative. Se puoi, affianca subito una seconda lingua: il tedesco è la scelta più strategica per il mercato europeo, lo spagnolo apre l’America Latina, il francese copre l’Africa francofona e parte del Medio Oriente.

2. Fai esperienza con stage internazionali il prima possibile

Non aspettare di avere il curriculum perfetto. Le 880 ore di stage previste nel percorso ITS sono pensate esattamente per questo: entrare in azienda mentre stai ancora imparando, con un tutor che ti segue e obiettivi chiari. È quello che distingue un curriculum con esperienza reale da uno solo teorico.

3. Parti dai ruoli junior senza avere fretta

I ruoli di ingresso nel commercio internazionale si chiamano back office estero o inside sales estero. È lì che si impara a gestire la documentazione export, a comunicare con clienti stranieri, a capire come funziona davvero una spedizione internazionale. Chi brucia queste fasi spesso si trova in difficoltà nei ruoli di responsabilità successivi.

4. Costruisci il profilo digitale nel tuo settore di interesse

LinkedIn non è solo un curriculum online. È il posto dove i buyer internazionali cercano contatti, dove i recruiter verificano l’identità professionale, dove si costruisce una reputazione nel tempo. Inizia a seguire le conversazioni del tuo settore target, partecipa, condividi contenuti pertinenti.

5. Scegli il percorso formativo giusto e inizia

Se sei ancora in fase di scelta, il corso Export Manager di ITS LGA è progettato per rispondere esattamente a questi passi: lingue, strumenti digitali, stage in azienda, docenti che fanno questo lavoro ogni giorno.

Domande frequenti

Le domande che arrivano più spesso su questo percorso, con risposta diretta.

Il titolo è riconosciuto?

Sì. Il Diploma di Tecnico Superiore ITS è di 5° Livello EQF (European Qualifications Framework), riconosciuto in tutti i Paesi dell’Unione Europea. È valido anche per i concorsi pubblici in Italia.

Quanto costa davvero?

Il percorso è finanziato nell’ambito del PNRR e da Regione Lombardia. La quota a carico dello studente è € 1.000 all’anno. Un anno in una università privata può costare 5-10 volte tanto.

E se dopo voglio riprendere gli studi universitari?

Il diploma ITS permette in molti atenei il riconoscimento di crediti formativi (CFU) in caso di iscrizione successiva a un percorso universitario. Non è una porta chiusa: è una porta aperta su due strade.

Il tasso di occupazione è verificabile?

Il Ministero dell’Istruzione pubblica ogni anno i dati di placement degli ITS a livello nazionale. La media è superiore all’80% di occupazione entro un anno dal diploma, con il 94% nel settore di riferimento entro tre anni.

Ti incuriosisce? Vieni a un Open Day

Nessun impegno. Poche ore di un sabato mattina per incontrare docenti e studenti, fare domande vere, e capire se questo percorso fa per te.

Scopri le date degli Open Day: lga-its.eu/calendario-selezioni

Se sei già convinto: candidati alle selezioni ITS LGA